Press: Erik Satie                                

01/11/2009

Press Reviews Collection (Italiano)

ROCKERILLA

nov/dicembre 2009

Enrico Ramunni - 8/10


Satie è un autore che mette a dura prova le capacità degli interpreti, non tanto per le difficoltà tecniche (in alcuni casi pressochè inesistenti), quanto per la tendenza a fagocitare la personalità dell'esecutore nelle spire di una scrittura apparentemente semplice e maliziosamente attraente, che invita alla contemplazione più che al confronto problematico. Insidie che non potevano certo mettere in trappola due cavalli di razza come le sorelle Labèque, che si sono suddivise il compito di rivisitare alcune delle opere più celebri - e perciò più rischiose - del corpus pianistico del maestro francese, da sole o dando vita a quella mitica creatura a due teste ed otto arti che è il loro duo di piano (il più famoso al mondo tra quelli in attività) per i "Trois Morceaux en forme de poire" e le "Trois petites Pièces montées". le suddette pagine a quattro mani sono evidentemente intese come il piatto forte del menu: a destare profonda emozione è soprattutto il primo dei due cicli, magrittiano nel titolo e shumanniano nell'anima, di cui l'attuale rendition va già annoverata tra i riferimenti assoluti della discografia. Sforzo congiunto anche per le tre "Gymnopédies", affrontate con piglio romantico in curiosa alternanza (da Katia le dispari, da Marielle la seconda). Katia è poi rapinosa e delicata nel ciclo completo delle "Gnossiennes", Marielle drammatica e coloristica negli "Sports et Divertissements", ed alla fine poco o nulla di questo florilegio manca di lasciar traccia nella memoria dell'ascoltatore.


IO DONNA

14 novembre 2009


Katia è passionale, curiosa, estroversa. Marielle è rigorosa e razionale. Insieme sono le belle, brave Labèque da Bayonne, signore francesi del pianoforte senza confini. E mentre la maggiore se la gioca tra classica, pop e jazz con l’album “Shape of my heart” (ospiti Sting ed Herbie Hancock), a quattro mani le sorelle riprendono le leggendarie composizioni di Satie, padre spirituale di Brian Eno e della ambient. Tra le più intense pagine pianistiche del Novecento.


BLOW UP

Nov 2009


Ex-adolescenti prodigio,(...) le sorelle Labèque sono ormai pianiste riverite. Le sale da concerto se le strappano l'un l'altra, qualunque sia il programma proposto.

E si parla di loro anche in ambiti non classici, in relazione alla collana "Sonic Invaders", il lato B dell'etichetta KML di cui sono proprietarie (li ci trovate Massimo Pupillo, Chris Corsano, David Chalmin, Okapi e consimili). In un contesto siffatto l'appuntamento con Satie non poteva essere rimandato a lungo.

Ritroviamo dunque le Gymnopédies, le Gnossiennes, gli Embryons desséchés, gli Sports et divertissements, nonchè le partiture a quattro mani (Trois morceaux en forme de poire e Trois petites pièces montées), il tutto proposto con la massima cura e partecipazione emotiva.

Piercarlo Pogglo


SALTINARIA.IT

Scritto da Josè Leaci

Venerdì 20 Novembre 2009

“Erik Satie” è ricerca, futuro, alternanza, schizofrenia e sedazione, accelerazione e frenata. Davvero interessante oltre che impegnativo, difficile e stressante. Davvero funereo, davvero libero. Non si vede il sole, ma le manine di Katia e Marielle Labèque hanno lo shining, dentro.

Non facciamoci fregare dal packaging. In quarta di copertina sono indicate 11 composizioni ma le tracks sono più di 40 perché, quando uno che scrive musica classica fa un brano, i movimenti al suo interno hanno un numero potenzialmente infinito. Buon per loro che nella classica nuotano. Io bazzico altri lidi. Erik Satie: chi era costui? Il merito delle sorelle Katia e Marielle Labèque è quello di avermi costretto ad affrontare uno degli autori che più fuggivo da anni. Erik Satie è famoso da noi perché la sua musica è stata utilizzata in spot pubblicitari, in colonne sonore (suo in “Al lupo al lupo” di Carlo Verdone è il brano che Sergio Rubini suona al pianoforte).

Ma prendere 44 frammenti (perché i pensieri del maestro in questione questo sono: frammenti) e piazzarceli uno in fila all'altro dentro le orecchie, è un atto di coraggio. Le due sorelle hanno una tale maestria che fanno sembrare tutto facile. In realtà Satie presenta parecchi ostacoli e difficoltà tecniche ma, soprattutto, è duro da reggere. Un collezionista di foto autunnali, un disegnatore di tristezze e un barzellettiere depresso.

Satie è ricerca, futuro, alternanza, schizofrenia e sedazione, accelerazione e frenata. Davvero interessante oltre che impegnativo, difficile e stressante. Davvero funereo, davvero libero. Forse meno maturo come comunicatore di quanto non lo fosse tecnicamente. Sarcastico e amaro.

Ma, almeno, ha un sapore. Bel progetto. Non si vede il sole, ma le manine delle due Labèque hanno lo shining, dentro.