Press: Erik Satie                                

01/06/2010

Operaclick (Italiano)

Questo CD registrato nel giugno del 2009 per la KML, riunisce composizioni pianistiche a due e quattro mani di Erik Satie, ed è l'occasione per ascoltare le sorelle Katia e Marielle Labéque non soltanto suonare insieme ma anche come soliste. Infatti le pianiste francesi si sono divise in maniera cameratesca i brani per un pianoforte solo; non so se la distribuzione fra le due dei vari brani solistici sia dettata da motivi artistici o di produzione del disco, ma ciò non riveste grande importanza, in quanto, al di là dell'individualità delle artiste, unica mi sembra la concezione generale.

Erik Satie, figura assai importante nel passaggio della musica francese dall'Ottocento al Novecento anche se notoriamente fuori dagli schemi dell'epoca, fu autore di molta musica pianistica che non ha mai avuto una grande diffusione. Si contano alcune edizioni discografiche antologiche di brani a due o quattro mani (fra le quali non posso non ricordare quelle di Aldo Ciccolini, di Jean-Yves Thibaudet e di Reinbert de Leeuw) , ma la sua conoscenza è sempre stata limitata agli addetti ai lavori, a parte alcune pagine che hanno raggiunto anche il vasto pubblico in quanto usate come colonne sonore. Un vero peccato, perché le sue composizioni sono sempre godibili, ironiche se non graffianti, a cominciare dai famigerati titoli, e già con questi Satie pone la "firma" incontestabile sulle sue produzioni.

Il "personaggio Satie" faceva parte dell'avanguardia parigina dell'epoca ed apparteneva al grande coacervo di musicisti, pittori, artisti e letterati che ne costituivano la vita culturale: era eccentrico, bizzarro pianista di café e di cabaret, fu il fondatore di una setta religiosa esoterica, era antiaccademico per eccellenza (anche se in alcune composizioni cita in maniera molto graffiante Chopin, o ironicamente imita Debussy). Un musicista con le sue radici nel passato, anche se cerca disperatamente di sottrarvisi, e un piede nel futuro: davanti a queste piccole composizioni, anche un po' misteriose, dai titoli strani non si può non pensare alla produzione pianistica di Rossini, come pure bisogna far notare che alcune tendenze musicali di compositori a lui successivi abbiano trovato in Satie le loro radici.

Le sorelle Labéque scelgono un approccio abbastanza informale, leggero e disincantato: diciamo subito che le esecuzioni sono tutte di livello, sia quelle "singole" che quelle "in coppia". Sempre bello è il suono, accurato, cangiante, a tratti turbinoso. Non mi sembra il caso di fare distinzioni fra le due pianiste, tanto più che il "gioco" dello scambiarsi fra loro è fin troppo scoperto: basta dire che delle Trois Gymnopédies (che si possono considerare un brano unico) Katia ne esegue due, Marielle una. Un repertorio quello novecentesco che sembra molto nelle corde delle due pianiste francesi, come dimostrano le loro incursioni sia discografiche che concertistiche nel vasto repertorio che va non solo da Ravel a Stravinski, ma anche da Gershwin ai Beatles.

Ottima la registrazione e soprattutto la presentazione editoriale del disco, davvero carina, leggera e spiritosa.

Fabio Bardelli