Press: Rhapsody In Blue - Westside Story                                

18/05/2011

Il Sole 24 ore (Italiano)

«Vedo i fuochi d'artificio quando queste ragazze suonano!»: disse nel 1981 Ira Gershwin, fratello grande di George, il poeta delle parole che ha lasciato un'impronta indelebile nel canzoniere americano del secolo scorso. E le «ragazze» cui fa riferimento si chiamano Katia e Marielle Labèque da Bayonne. Belle, brave e fotogeniche, le sorelle francesi costituiscono il più famoso duo pianistico del mondo.

Classico, ma anche crossover. Perché soprattutto Katia, la maggiore e più estroversa, ama frequentare altri territori: dal jazz (al fianco di Chick Corea e Herbie Hancock) al rock e al pop (ha collaborato con Sting e registrato una coppia di cd sui Beatles col gruppo elettro-acustico B for Bang).

Una rapsodia per soli pianoforti 

L'ultima sfida?
È la «Rhapsody in blue» di Gershwin nella versione per due pianoforti, diventata oggi un album della Kml (l'etichetta delle Labèque). Di questo e altro racconta Katia, che terrà un recital con la sorella il 26 maggio a Zurigo prima di partire con Simon Rattle per un tour mozartiano (tappe a Parigi, il 18 giugno, e Londra, il 21).
La vostra prima incisione della «Rhapsody in blue» risale a trent'anni fa: come mai siete tornate sul luogo del delitto? 
«Quel disco ebbe un successo incredibile e vendette mezzo milione di copie. Con l'aiuto di Ira Gershwin, presentammo in prima mondiale l'arrangiamento per due pianoforti scritto da suo fratello. Oggi ci è tornata la voglia di registrarne una nuova interpretazione».
La «Rapsodia» è di gran moda: ha ascoltato il disco di Chailly con Bollani al piano? 
«No, ma sono sicura che sia eccellente. Il fatto è che, pur avendo spesso eseguito questa partitura con un'orchestra classica o con una big band jazz, la mia versione prediletta resta quella per due pianoforti, l'unica firmata da George Gershwin in persona. Mi concede più libertà, mentre se c'è l'orchestra ho come la sensazione di portarmi dietro un elefante!».
Riproponete anche il Bernstein di «West Side Story» nel vostro nuovo album…
«Si tratta di un'altra pagina fondamentale del Novecento americano: la suoniamo nell'arrangiamento per piano e percussioni di Irwin Kostal, che fu l'orchestratore del musical originario».
Lei ha spesso collaborato con grandi pianisti jazz: quali sono i suoi preferiti? 
«Tra quelli storici, direi Bill Evans e Thelonious Monk, un uomo dall'immaginazione folle che purtroppo non ha avuto epigoni».
E tra i viventi? 
«Keith Jarrett. E poi mi piace molto Brad Mehldau, che considero l'erede di Bill Evans».
Quali sono i suoi progetti extraclassici? 
«Con B for Bang stiamo lavorando sulla musica minimalista di Terry Riley, Philip Glass e Steve Reich. Quindi abbiamo in cantiere un progetto su Bernard Herrmann, il grande compositore di colonne sonore che collaborò per anni con Hitchcock».
Ivo Franchi