Press: Red Velvet                                

01/11/2009

Press Reviews Collection (Italiano)


UTOPICMUSIC.COM

Luglio 2010

By Jacopo Ravagnan

Loud Velvet

Dear all, which is now the most famous duo in the musical scene? I’m sure most of you are thinking about White Stripes or about Fiery Furnaces... it depends on what you prefer between rock and pop (if you’re Italian maybe you can think about Bud Spencer Blues Explosion too). And if I say ‘Velvet’ what do you think about? This time I’ve no doubt that the winner is Velvet Undergound. In this blog we’re not going to speak about these (interesting) bands, but about an Italian-French duo, called Red Velvet, that, with its namesake debut album has been able to astonish us. David and Reeks show a dark attitude to indie music and a great ability to mix a lot of different sounds and smooth contrasts. In ‘Prayer’ post rock and psychedelic music live together in a long awesome song, while ‘Blood’ is a great sweet ballad that you would never stop to listen to. Italy meets France and it’s not a football match like you could believe, but a wonderful musical mix, some order in sonic chaos.

Cheers


LASCENA.IT

By Vittorio Lannutti

È un connubio tutto particolare quello dei Red Velvet, formato dal duo franco/italiano David Chalmin e Fabio Recchia “Reeks”. Cresciuti con l’indie-rock anni ’90 (Sonic Youth e Smashing Pumpkins su tutti) i due artisti rielaborano con sapienza tutto ciò che è stato prodotto nello scorso decennio e nei primi anni del 21° secolo in ambito rock indie. Forse il duo ha messo troppa carne al fuoco in questo debutto, senza attuare preventive e salutari scremature, ma tutto sommato va bene così, dato che alla fine dei conti “Purple diamond” suona e si presenta come vero e proprio compendio dell’indie-rock. In questo disco, infatti, si passa dal crossover in salsa At The Drive-In, con le chitarre particolarmente taglienti, di Red velvet al post punk, dai risvolti grevi e darkeggianti, di Poison. Con Lab rat il duo raggiunge addirittura le vette evocative ed intimiste dell’asse Neurosis-Tool e con il classico My funny valentine ci regala persino un tocco di romanticismo da riempirci il cuore. Un buon debutto che accontenta palati musicali dai gusti diversi.


KDCOBAIN.IT

Dietro il nome di Red Velvet si nasconde un duo italo-francese che sperimenta nel capo dell’indie rock fondendo elettronica e chitarre in un vortice di atmosfere dark. Ma nel disco sono presenti varie anime che rendono lo stile dei Red Velvet estremamente variegato. Si parte con “Prayer for the dead, prayer for you” che apre le danze rispettando la tradizione di un rock sperimentale coadiuvato dai sintetizzatori. Subito dopo si viene spiazzati dai cadenzati riff elettrici di “Poison”, che svela una certa natura metal che non ci saremmo aspettati.

Le sorti rock prendono poi una strada sempre in bilico tra suoni heavy ed elettronica come in “Blood on the white carpet” o “Stay & Stare” dove anche il cantato gioca anche con liriche prima sussurrate e poi urlate. Anche il brano che dà il titolo all’album gioca con questo canovaccio. “Purple diamond” è un album dove il rock assume varie vesti, da quella di ballata a quella di brano rock tirato, fino a raggiungere momenti di vera schizofrenia sonora. [...]


SOUNDMAGAZINE.IT

nov 20th, 2009

By Valentina Zardini

Non fatevi ingannare dalle malinconiche note post-rock del brano iniziale “Prayer for the dead, prayer for you”, perchè i Red Velvet hanno unghie affilate e sanno far male.E’ incredibile quanto possano sorprenderti, passando da arpeggi di chitarra indie-rock in cui sentirsi a casa, a sfuriate vocali ed inserti d’elettronica, che fanno da terreno comune tra analogico e digitale, tra sfogo e riflessione.A tratti caotiche, a tratti estremamente ordinate, la voce e la chitarra di David Chalmin fanno da controversi traghettatori in quello che poi, grazie all’apporto della batteria, sintetizzatore e campionatore di Reeks diventa “Red Velvet”. La copertina dell’album può suggerire il suo contenuto, fatto da colori scuri e fluorescenti, scritte platinate e scoordinate, cerchi ipnotici e colori sfuocati.“Red Velvet” ha il potere di suscitare diversi stati d’animo con una velocità sorprendente, di scavarti dentro e poi ritirare la mano in un secondo per paura di farti male…è un album eclettico, completo, sorprendente.Io lo ascolto e lo riascolto, facendomi un po’ graffiare, ma con la consapevolezza d’aver davanti un lavoro stupendo nella sua originalità.Se questo è l’esordio, l’attesa per il prossimo lavoro diventa quantomeno trepidante.


SALTINARIA.IT

Novembre 2009

Da un buon lavoro possono nascere dei capolavori o dei buoni progetti: “Purple Dimaond” dei Red Velvet, invece, si configura come un album che è in mezzo a queste definizioni, ma molto più avanti rispetto alla classificazione dei generi musicali.Genere: Dark-Indie Rock/Post RockVoto: 9.5/10Ascolta anche: Sonic Youth, RadioheadMolta strada passa tra un buon Cd e un capolavoro che verrà portato avanti dalla storia. E’ insolito vedere come, dopo tutto quello che ha portato la storia, la musica non sia ancora riuscita a partorire delle leggende che rimarranno tali per secoli sia come “prodotto” che come capostipiti per una probabile ispirazione. Magari qualcuno esiste, ma non è una “manciata” molto vasta.Eppure, ogni tanto, l’arte di fare musica sa sorprendere tutti muovendosi attraverso dei talenti nascosti o, come in molti casi, attraverso chi veramente “sgobba” per creare un Cd: nasce così “Purple Diamond” dei Red Velvet, un album che non ha alcuna pretesa di essere un “masterpiece”, ma che, in maniera sottintesa, si configura come qualcosa di diverso da tutto ciò che ci circonda.Reduci da un grande lavoro per cercare il giusto sound, i Red Velvet hanno deciso di registrare a Roma il loro primo album (“Purple Diamond”) non soltanto per rendere ovvia la loro grande abilità musicale, ma anche per prendere una sorta di posizione: la creazione di un nuovo genere, ovvero il Dark-Indie Rock.L’indie rock si sa benissimo come “suoni” poiché, ultimamente, l’intero panorama musicale si muove intorno all’uso della sperimentazione in campo elettronico e dei riff di chitarra, ma nei Red Velvet il discorso sembra muoversi intorno ad altri campi che riguardano sempre quelli prima citati, ma raggiungendo un livello che sembra essere completamente diverso grazie ad un uso di sonorità che sembra ricordare non solo il passato, ma anche il presente immersi in una comune unione atmosferica, amplificata da testi che sono in grado di aprire le porte del simbolismo attraverso l’ottimo utilizzo dell’abilità interpretativa del cantante David Chalmin.Il lavoro “Purple Diamond”, infatti, si apre con un brano molto efficace, ma che risulta essere abbastanza lungo e ripetitivo: “Prayer For The Dead, Prayer For You”; fin qui nulla di strano: le influenze percepite sono quelle di un rock sperimentale con campionatori e sintetizzatori che da l’idea di essere psichedelico, ma non si avvicina più di tanto a quel genere a causa della ripetitività delle frasi musicali. L’ascoltatore, fin qui, può stare tranquillo, nel senso che sa già cosa gli verrà proposto, ma alla seconda traccia si trova completamente disorientato: si apre la strada verso un brano metal chiamato “Poison”, fino ad arrivare a due brani che si uniscono tra loro (“Stay & Stare” e “Blood On The White Carpet”).La bussola del genere si è ormai persa, ma, ulteriormente, la direzione cambia ancora quando ci viene presentato “Crystal Ball”, un brano strumentale che si configura come un salto negli anni 70 aprendoci un mondo di possibilità che meglio si manifestano con i meravigliosi testi di “Red Velvet” e “Purple Diamond” (canzone reduce del rock psichedelico).Bisogna ricordare, però, in mezzo a tutta questa piacevole “confusione” anche la presenza di una sorta di canzone romantica, ma allo stesso tempo che ricorda i versi dei poeti decadenti: “My Funny Valentine”.Creare “Purple Diamond” non dev’essere stato un lavoro facile, ma è meraviglioso vedere come tanta difficoltà abbia procreato un progetto degno di nota che sa distinguersi da tutto il resto.Bisogna solo sperare che nuovi album dei Red Velvet vedano presto la luce.

Simone Vairo


IMPATTO SONORO

Novembre 2009

Avvolto in un packaging assai ispirato e futuristico, “Purple Diamond” è l’esordio discografico per i Red Velvet, duo franco-italiano nato alla fine del 2007 e formato da David Chalmin (chitarra, voce) e Fabio “Reeks” Recchia (batteria, sintonizzatore, campionatore). I Red Velvet si muovono con versatilità attraverso più stili musicali: si passa dal moderno dark- indie rock al più elaborato e nervoso post-rock, dalla convulsa ed intricata musica elettronica contemporanea a momenti più rilassati ed intimisti, attraverso i quali i Red Velvet riescono a mettere a nudo la loro vera “anima”. [...]

Massimiliano Locandro


IL POPOLO DEL BLUES

July 2009

Grida e rumore, distorsioni e forza, volume e sonorità lancinanti. Allo stesso tempo grande senso della dinamica e, a sorpresa, momenti di melodia e dolcezza che si alternano alle frequenti eslposioni sonore. Sono questi gli ingredienti che più colpiscono nell'album di debutto del duo franco-italiano Red Velvet, composto da David Chalmin (chitarra, voce) e Fabio “Reeks” Recchia (batteria, sintetizzatore, campionatore). I due musicisti hanno intrapreso la loro collaborazione nell'ambito della riuscita esperienza musicale B for Bang, una sorta di supergruppo con musicisti che vanno da Giovanni Sollima a Katia Labeque che ha realizzato nel 2007 un album di tributo ai Beatles intervallando cover e brani originali. Le canzoni, spesso presentate inizialmente nella loro veste più scarna e acustica, si trovano col procedere dei brani immerse dentro tempeste sonore sature e distorte, quasi abbandonate a loro stesse di fronte al ruggire roboante della chitarra.Tra Sonic Youth e Radiohead, il gruppo propone un indie-rock dai toni cupi e scuri, rimbalzando tra hard rock, metal e grunge. C'è un costante senso di spaesamento e di vuoto che emerge da testi forti e che lasciano poco spazio alla speranza, mentre la musica ondeggia tra confusione, sospensioni, respiri e scariche liberatorie.A tratti forse un po' cupo, ma molto intenso.


SUONO

May 2009

"Un bel disco […]"
"Una vocalità fuori dall’ordinario"
"Una versione di My Funny Valentine tra le più belle mai sentite'


AUDIOCOOP

March 2009

La scena musicale "alternative" ha dato vita ad un esordio discografico di rara bellezza, che ci rivela un nuovo grande talento, David Chalmin, autore di composizioni sperimentali e di liriche intense, interpretate da una voce toccante e sostenute da chitarrismi diretti ed evocativi. Insieme a Chalmin le alchimie di Fabio "Reeks" Recchia per questo nuovo e sorprendente combo musicale. Il disco esce per la Kml Recordings, la nuova factory di Katia e Marielle Labèque.