Press: Shape Of My Heart                                

07/05/2010

Press Reviews Collection (Italiano 2)

KDCOBAIN.IT

Maggio 2010


La pianista classica Katia Labeque percorre la strada solista con un album che osa nel mondo del pop unendo jazz e retaggi classici. In questo lavoro non mancano collaborazioni con artisti di portata internazionale del calibro di Sting, i pianisti Chick Corea, Harbie Hancock e Gonzalo Rubalcaba, e il chitarrista David Chalmin. La sfida di Katia è quella di osare in un mondo lontano dalla rigorosità classica.

Ma le interpretazioni di brani classici come “My funny valentine” o “Besame mucho” dimostrano che il valore dell’artista, nata nell’ambiente classico, abbraccia in realtà tutti i generi. Dal Preludio n°4 di Chopin si passa con estrema dinamicità e senza scossoni ad una suggestiva versione di “Exit music” dei Radiohead. Tutto il disco sposa le più disparate influenze musicali, tutte sapientemente unite da un unico lungo e robusto filo che è la passione di Katia per la musica a 360°.


ROCKSHOCK.it

Sofia Marelli, Gennaio 2010

Vince chi grida più forte. È questa la caratteristica dei nostri tempi, e la musica non fa eccezione: il ritornello che si imprime subito in testa, gli arrangiamenti imponenti, i cori spettacolari. Per carità, è giusto che la musica offra questo. Ma è indispensabile che sappia offrire anche qualcos’altro.

Per fortuna ci sono artisti come Katia Labèque che sanno proporre una valida alternativa alla eccessiva ridondanza musicale. In Shape Of My Heart, la pianista francese ci regala brani ponderati, essenziali, dove tutto è al proprio posto e nulla è di troppo. Dodici interpretazioni, scarne, raffinate ed intense, eseguite molto spesso solo dal pianoforte.

Il disco emana eleganza e buon gusto non solo per il virtuosismo di Katia, ma anche per i grandi musicisti che hanno partecipato alla realizzazione, dall’amico Sting fino ai pianisti jazz Herbie Hancock, Chick Corea e Gonzalo Rubalcaba.

Si parte con la struggente compostezza di Moon Over Bourbon Street, dove la cupa voce di Sting e l’impalpabile piano della Labèque si congiungono in un intreccio commovente, mentre in Shape Of My Heart, anch’esso composto e interpretato da Sting, le profonde modulazioni vocali del cantante trovano un adeguato supporto nell’appassionato ordito dei tasti bianchi e neri.

Un romanticismo inquieto percorre la splendida My Funny Valentine, eseguita a quattro mani con Herbie Hancock, mentre si palesa un guizzo di sperimentalismo nell’interpretazione solista di Exit Music dei Radiohead, ancora più sfuggente dell’originale, in cui un enigmatico pianoforte, dominato dalla ingenua trasparenza di note acute improvvisamente incupite da toni bassi, viene contaminato da inquietanti suoni stridenti.

Un’altra perla è Purple Diamond, scritta dal chitarrista e produttore David Chaimin, dove la delicatezza iniziale e finale della voce e del pianoforte viene interrotta da uno sfogo di piano e chitarra,tanto rabbioso quanto potente.

Shape Of My Heart è un disco prezioso: non capita tutti i giorni, infatti, che l’orecchio riesca a vibrare non per una chitarra ridondante o per una batteria convulsa, ma per un semplice e quasi inavvertibile sussulto di un tasto bianco.


ROCKERILLA

nov/dicembre 2009

8/10


Katia Labèque rappresenta l'affascinante immagine vivente dell'artista insofferente a qualsiasi categorizzazione della musica. Concertista di formazione eminentemente classica, questa pianista transalpina flirta da sempre con autori e spartiti estranei ai saggi delle più prestigiose accademie musicali internazionali, obbedendo di fatto a quel gusto per al ricerca e l'avventura al quale assai di rado altri celebrati virtuosi come lei sanno dar voce e corso.

"Shape of my heart" ne fotografa in maniera assai più che nitida la costante tensione verso repertori "altri" e la genuina disponibilità a collaborazioni che eterodosse possono apparire soltanto a chi guarda alla musica come ad un ordinato casellario di generi distinti. I Radiohead di "Exit Music", Bill Evans ed Erik Satie, "My Funny Valentine" e i Beatles di "Because", Sting e "Besame Mucho", David Chalmin e Chopin, tracciano così l'ampio perimetro in cui la Labèque ha lasciato correre le dita sul suo pianoforte, ora a contorno della voce dell'ex Police in "Moon over Bourbon Street" e "Shape of my heart", ora in tandem con due superstar del jazz come Herbie Hancock e Chick Corea, o ancora - e in maniera persino più audace - accanto alla stentorea chitarra di Chalmin in "Purple Diamonds".
Un itinerario, il suo, che sembra avere come mete finali la purezza assoluta del suono e la perfezione della melodia e che proprio per questo richiede un'attenzione e una costanza d'ascolto superiori a quelle che comunemente si dedicano ad un disco. Per palati sofisticati.

Elio Bussolino


IMPATTO SONORO

Novembre 2009

La pianista Katia Labèque è una delle più acclamate musiciste classiche dei nostri tempi: non è un caso se tra i suoi ammiratori a giro per il mondo ci sono vere e proprie icone musicali come Madonna, che la cita come la sua “pianista preferita al mondo” e Miles Davis, che le dedicò due canzoni nel suo album del 1985 “You’re Under Arrest” (“Katia Prelude” e “Katia”).

Oltre a possedere un virtuosismo d’altri tempi, Katia Labèque dimostra di essere un’artista sensibile e ricca d’immaginazione, dimostrando di non voler rimanere ancorata ai rigidi dettami della musica classica.

Ecco quindi che nasce questo “Shape Of My Heart”, un album ricco di collaborazioni e di contaminazioni musicali: si passa da artisti contemporanei del calibro di Sting (godibile la versione di “Shape Of My Heart”), David Chalmin (a cui si deve la splendida “Purple Diamond”) e addirittura Radiohead (da ascoltare il dinamico riadattamento di “Exit Music”) ad alcuni duetti “da brivido” con i talentuosi pianisti jazz Herbie Hancock, Chick Corea e Ponzalo Rubalcaba, senza mai dimenticare le proprie radici classiche (Satie e Chopin).
Un album coraggioso e decisamente riuscito, che potrebbe far avvicinare molti giovani alle eleganti e sensuali sonorità della musica classica.


AMADEUS

Novembre 2009

Katia Labèque è nota per essere la metà di un famoso duo pianistico classico (l'altra è costituita dalla sorella Marielle). Da molti anni non è però solo quello l'ambito in cui esprime se stessa con libertà e immaginazione la pianista a cui nel 1985 Miles Davis dedicò due brani dell'album You're under arrest (Katia Prelude e Katia). Shape of my heart è il suo ultimo lavoro da solista che esce in contemporanea a un cd del duo dedicato a Satie. E il disco si apre proprio con la rilettura per piano solo e voce di due delle più belle canzoni dello Sting "leggero": il brano che dà il titolo al cd e Moon over Bourbon Street che a sorpresa si trasforma in un'avvolgente rapsodia di gusto iberico.

Ma Katia Labèque è abituata agli incontri musicali importanti, il suo lavoro nella classica e nel jazz se ne nutre da anni e anche questa è l'occasione per sontuosi duetti che svelano un'intesa tra artisti autentica e non certo d'occasione: con Chick Corea in We will meet again di Bill Evans, con Herbie Hancock in My funny Valentine e con Gonzalo Rubalcaba in Besame Mucho. Il prossimo incontri fuori degli schemi di Katia Labèque sarà con la musica dei Beatles e qui ce n'è un assaggio (Because); la band c'è già e si chiama B for Bang, mentre il cd uscirà in primavera.


SALTINARIA.IT

Scritto da Fabrizio Corgnati

Mercoledì 18 Novembre 2009

La francese Katia Labeque, una delle pianiste più affermate al mondo, si misura con un repertorio che spazia dalla classica al jazz al pop, riuscendo a creare un tutt'uno organico e coinvolgente.

Se, quando pensate al pianoforte, il primo nome che vi viene in mente è quello di Stefano Bollani, allora questo cd non fa per voi. Sì, perchè l'opera che vi proponiamo oggi porta la firma di una musicista meno nota al grande pubblico, ma universalmente riconosciuta come una delle più grandi virtuose del nostro tempo: Katia Labeque. Se non vi bastano le parole del sottoscritto, chiedetelo a Madonna, che l'ha definita “una delle mie pianiste preferite al mondo”. Oppure a Miles Davis, che le dedicò ben due brani (“Katia Prelude” e “Katia”) nel suo album “You're Under Arrest” del 1985. (...)

Nel suo ultimo lavoro, “Shape of my Heart”, Katia ha deciso di lasciare temporaneamente la sorella Marielle, tanto diversa quanto inseparabile da lei, per affrontare una scommessa ardita: coniugare in un unico album stili apparentemente antitetici come la classica, il jazz e persino il pop. Il cd, infatti, si apre con due pezzi nati dall'insolita collaborazione con Sting. I due si conobbero quando la Labeque si innamorò del jazz e del jazzista John McLaughlin, con cui convisse per quattordici anni. E, vista la nota predilezione della popstar inglese per la sperimentazione, era inevitabile che i due si ritrovassero a lavorare insieme.

Nascono così due deliziosi riarrangiamenti di altrettanti classici di Sting: “Moon over Bourbon Street”, dal sapore vagamente tzigano, e la title-track “Shape of my Heart”, che strizza l'occhio a Skrjabin e Chopin. Poi, a parte qualche rara intromissione di archi (come nella dinamica versione di “Exit Music” dei Radiohead) e della chitarra e della voce di David Chalmin (“Because” e “Purple Diamond”), protagonista incontrastato sulla scena rimane il pianoforte. Suonato non soltanto dalle abili mani dell'artista transalpina, ma anche da altri mostri sacri quali Chick Corea (“We Will Meet Again”), Herbie Hancock (“My Funny Valentine”) e Gonzalo Rubalcaba.

Dopo qualche minuto si fa fatica a distinguere i pezzi jazz da quelli pop, presi come si è dal turbine avvolgente del pianoforte di Mademoiselle Labeque. Anzi, si smette del tutto di provarci e si rimane semplicemente affascinati all'ascolto, rapiti dalle note che ci cullano soavi. “Shape of my Heart” è un cd che evoca immagini d'altri tempi (ma niente affatto anacronistico), da ascoltare seduti in poltrona davanti al caminetto con un whisky in mano, lasciando volare libera l'immaginazione. Che dire? Scommessa vinta, Mademoiselle!